Desideri e utopie

 

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“…L’uomo cammina per giornate tra gli alberi e le pietre. Raramente l’occhio si ferma su una cosa, ed è quando l’ha riconosciuta per il segno di un’altra cosa: un’impronta sulla sabbia indica il passaggio della tigre, un pantano annuncia una vena d’acqua,il fiore dell’ibisco la fine dell’inverno. Tutto il resto è muto ed intercambiabile; alberi e pietre sono ciò che sono…”

Italo Calvino, Le città invisibili

  

“ Detto questo è inutile stabilire se Zenobia sia da classificare tra le città felici o tra quelle infelici. Non è di queste due specie che ha senso dividere le città, ma in altre due: quelle che continuano attraverso gli anni e le mutazioni a dare forma ai desideri e quelle in cui i desideri o riescono a cancellare la città o ne sono cancellati.”

Italo Calvino, Le città invisibili

Io non ho bisogno di denaro

Io non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all’orecchio degli amanti….
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

Alda Merini, Terra d’Amore 2003  

   

 

LOS SUEÑOS  

El hada más hermosa ha sonreído
al ver la lumbre de una estrella pálida,
que en hilo suave, blanco y silencioso
se enrosca al huso de su rubia hermana.  
  

Y vuelve a sonreír porque en su rueca
el hilo de los campos se enmaraña.
Tras la tenue cortina de la alcoba
está el jardín envuelto en luz dorada. 
   

La cuna, casi en sombra. El niño duerme.
Dos hadas laboriosas lo acompañan,
hilando de los sueños los sutiles
copos en ruecas de marfil y plata

Antonio Machado   

 J.Claude White,Tibet 1900

 Scott O’ Connor, Birmania 1910

DE QUE NADA SE SABE

La luna ignora que es tranquila y clara
y ni siquiera sabe que es la luna;
la arena, que es la arena. No habrá una
cosa que sepa que su forma es rara.

Las piezas de marfil son tan ajenas
al abstracto ajedrez como la mano
que las rige. Quizá el destino humano
de breves dichas y de largas penas

es instrumento de otro. Lo ignoramos;
darle nombre de Dios no nos ayuda.
Vanos también son el temor, la duda

y la trunca plegaria que iniciamos.
¿Qué arco habrá arrojado esta saeta
que soy? ¿Qué cumbre puede ser la meta?  

Jorge Luis Borges

“…Mi professo studioso assai scrupoloso della natura umana e vivisettore dei miei stessi sbagli. Ho scoperto che l’uomo è superiore al sistema che propugna. Sono in effetti un sognatore pratico. I miei sogni non sono impalpabili nullità. Voglio convertire il più possibile i miei sogni in realtà…” 

Gandhi,  Harijan 1939

 Archivi Royal Geographical Society, Africa 1870

 

Stabili…architetture instabili  Raffaella Colombo

 Carissimi architetti, si parla di disequilibri, di contemplazione dell’errore, di mancanza di assolute certezze progettuali, di Architetture Instabili…Mi riferisco ad architetture individuali.Non elencabili. Non solo mentali. Non impossibili. Ritengo che queste architetture non siano espressione di trasgressione. O di giochi d’azzardo o di trofei esibibili. Le architetture instabili  “si avvertono”, “si sentono”. Permangono poiché distano dall’essere involucro. Non si decodificano scientificamente. Non vestono materiali dorati camuffanti. Stabili ed essenziali nei contenuti individuati, alchemiche ed esplosive nelle mutevoli forme, affascinanti e calamitanti nel mistero, accompagnanti nella solitaria quotidianità. Per comprendere e sostenere architetture instabili, occorre essere più che bravi architetti, occorre qualcosa che non si apprende sui libri e non si acquista. Il coraggio che ci appartiene. Amore, armonia, empatia e biunivocità come doni celesti. Allora queste architetture instabili non si polverizzano. Stanno. Anche inopportunamente. Indifferenti a torsioni e compressioni.   E divengono…

Ho riflettuto sovvertendo piani dimensionali. Per capire… E vedo ciò che ora non appare. E vedrò ciò che ho intuito. Ancora una volta. Non sola. Nell’instabilità più stabile e persistente… di ciascuno di noi. Ho sempre le mie ali. Un abbraccio vero.  A voi.  Raffaella.

 

     

 

Riconoscere segni e tracce… quando la linea di orizzonte segna il confine della scelta: abissi o cielo… E permettere a se stessi di contemplare delusioni, abbandonando sé ed egoismo tutelante mai soddisfacente per  far affiorare desideri e tuffarsi e immergersi e aggrapparsi. Respirare… e respirare… Perchè scegliere è rischiare. E’ flettere quella linea di orizzonte che si intravede… R.C.

Yona Friedman Utopies Rèalisables

Civiltà Tiahuanaco

Nocturno

Ven al circuito del deserto,
a la alta aérea noche de la pampa,            
al cìrculo nocturno, espacio y astro,
donde la zona del Tamarugal recoge
todo el silencio perdido en el tiempo.
 
Mil años de silencio en una copa
de azul calcáreo, de distancia y luna,
labran la geografía desnuda de la noche.
 
Yo te amo, pura tierra, como tantas
cosa amé contrarias:
la flor, la calle, la abundancia, el rito.
 
Yo te amo, hermana pura del océano.
Para mí fue dificíl esta escuela vacía
en que no estaba el hombre, ni el muro, ni la planta
para apoyarme en algo.
 
Estaba solo.
Era llanura y soledad la vida.
 
Era éste el pecho varonil del mundo.
 
Y amé el sistema de tu forma recta,
la extensa precisión de tu vacío.
 Pablo Neruda  Canto general 
 
 
 
 
 La Isla                                                                                                                                Todas las islas del mar las hizo el viento.
Pero aquí, el coronado, el viento vivo, el
primero,
fundó su casa, cerró las alas, vivió:
desde la mínima Rapa Nui repartió sus
dominios,
sopló, inundó, manifestó sus dones
hacia el Oeste, hacia el Este, hacia el espacio
unido
hasta que estableció gérmenes puros,
hasta que comenzaron las raíces

Pablo Neruda  La rosa separada

Incontro
Queste dure colline che han fatto il mio corpo 
e lo scuotono a tanti ricordi, mi han schiuso il prodigio
di costei, che non sa che la vivo e non riesco a comprenderla.
 
L’ho incontrata, una sera: una macchia più chiara
sotto le stelle ambigue, nella foschia d’estate.
Era intorno il sentore di queste colline
più profondo dell’ombra, e d’ un tratto suonò
come uscisse da queste colline, una voce più netta
e aspra insieme, una voce di tempi perduti.
Qualche volta la vedo, e mi viene dinanzi
definita, immutabile, come un ricordo.
Io non ho mai potuto afferrarla: la sua realtà
ogni volta mi sfugge e mi porta lontano.
Se sei bella, non so. Tra le donne è ben giovane:
mi sorprende, a pensarla, un ricordo remoto
dell’infanzia vissuta tra queste colline,
tanto è giovane. E’ come il mattino. Mi accenna negli occhi
tutti i cieli lontani di quei mattini remoti.
E ha negli occhi un proposito fermo: la luce più netta
che abbia avuto mai l’alba su queste colline.
 
L’ho creata dal fondo di tutte le cose
che mi sono più care, e non riesco a comprenderla.
Cesare Pavese 1936
 
Lace Fence

E’ tempo di azione.

Virtuale. Mi rifiuto d’indossare scarpette da ballo di morbido capretto tinte di rosa o scarpe di vernice color rosso carminio, tacco 12. Ballo a piedi nudi. Preferisco le dita dei piedi di chiunque. Anche con la pelle ispessita. E non permango nella gabbia, seppur arieggiata ed artigianale, della sola letteratura, e neppure nel mondo di recinti sterili, di dubbi permanenti, di diffidenze, di viaggi e persone virtuali, di ipocrisie consuete ed accettate, di irraggiugibilità…  No, esco a cena con amici veri e vivi… R.C.

Senegal 

Tacchi alti e rotte impervie? Distorsione.   Qual è la distorsione  nel confine tra pubblico e privato? Tra autocelebrazione, esercizio letterario, professionale, vero desiderio di confronto, di progetto, di studio, di conoscenza, di approfondimento?  Personalmente non sono propensa ad accettare distorsioni.  Solo incoerenze. E questa intransigenza deriva da un limite autoimposto, non travalicabile, affinchè sia sempre chiara la mia non disponibilità a sostenere giochi di pedine,  falsa condivisione, ipocrisie,  teatralità, formalismo, superficialità…  Non chiedo di condividerne il punto di vista . Tuttavia indosso scarpe con tacchi bassi, auspico discussioni viso a viso… intraprendo rotte e viaggi veri, seppur talvolta complessi ed irritanti… Non desidero qualcuno che mi segua o mi stia davanti. Sarei felice di trovarlo consapevole al fianco. E per mano…  Senza abiti che appesantiscono. Senza paure.  E con straripante entusiasmo… Raffaella

Un sueño  En un desierto lugar del Irán hay una no muy alta torre de piedra, sin puerta ni ventan. En la única habitación (cuyo piso es de tierra y que tiene la forma del Circulo) hay una mesa de madera y un banco. En esa celda circular, un hombre que se parece a mí escribe en caracteres  que no comprendo un largo poema sobre un hombre que en otra celda circular escribe un poema sobre un hombre que en otra celda circular … El proceso no tiene fin y nadie podrá leer lo que los prisioneros escriben. Jorge Luis Borges  La cifra

Sogno… Dell’isolamento. Del timore. Circolo chiuso. Labirintico.
Tuttavia Borges, seppur cieco, seppur stanco, seppur timoroso… ricerca colori. Non perduti. Presenti. E li individua. Con imperdibile determinazione. Trattenere solo “ciò che non è stato” non credo sia soddisfacente per nessun uomo. Ed è espressione del solo timore di sperare, affidandosi ad un altro ed alla vita stessa che risponde a desideri di futuro… A domande incipienti a cui non ci si sottrae, a pressioni incalzanti, a desideri d’abbandono, a ritorni, a risposte complici, a sguardi amorevoli di empatia, di corse in avanti… E Borges non si mai è sottratto. Con timori, ansie, inquietudini.  Per il paradiso terreno. Mai perduto. Poichè la positività appartiene all’audacia. Vero architetto? R.C.

 Permanenze. Come ha sapientemente spiegato Burle Marx in diversi saggi: “ il mistero appare in assenza. Nel vuoto. Nel sottrarre. Separando, per far emergere…” “Siamo anche ciò che ci manca…” Quel pensiero costante, quella solitudine persistente, quello sperare, quel desiderare… fanno ben comprendere quello che non siamo. Senza… Quello a cui si tende. Siamo nello stesso oceano? Osserviamo la medesima costellazione? Ha lo stesso peso la nostra anima? Trovo confortanti le parole, che non ho inteso solo in chiave  filosofica: “Credo. E voglio credere. Che tutto stia nel cielo.”  Le porto con me. Tuttavia continuo a desiderare Burle Marx vivo. In Italia. In Brasile. Ovunque. Utopia terrena?     

Roberto Burle Marx

Human foreseeing: pubblic and private silence.

Al di là di una non condivisione emotiva per alcuni comportamenti, riconosco una linearità geometrica nella sua apparente incoerenza e volubilità: per sottrazione appaiono due rette, per sovrapposizione cerchi combacianti. Il verso ipòmetro definisce una metrica personale. Ridefinendo il ritmo. Ma è sempre sul sonetto che lavora.  R. Colombo 

 Quadrilatero delle Monache Uxmal

Sostenibilità ambientale
L’essenziale è invisibile
 Monte Albàn 
     
  

     

A sepal, petal, and a thorn
Upon a common summer’s morn
A flask of Dew   A Bee or two
A Breeze   a caper in the trees
And I’m a Rose! 
Emily Dickinson

Mattina                                                                                     M’illumino                                                                                                                  d’immenso                                                                                                                  
Giuseppe Ungaretti  1917

Le Corbusier

Abbandonare un progetto significa non aver individuato altre possibilità fra i molteplici piani fisici e concettuali su cui disegnare e neppure i linguaggi con cui esprimerlo, bloccando se stessi, bidimensionalmente, all’angolo di un semplice foglio. Forse allora è il momento di recuperare lo spirito originario del progetto con lo sguardo consapevole di sempre ma con opportunità nuove di ampliamento…Stropicciando il foglio.  Per uscire e ritrovarsi. Nel progetto del nuovo ma con memoria storica. Quella memoria che consente a ciascuno di noi di non di ripartire sempre da zero, ripetendo  e confermando  ciò che tratteniamo perchè  importante.  Quale memoria di antica e continua passione… che faccia procedere sempre e comunque con serenità. R.C.

Membrana nittitante Aquila 

     

     Nuova geografia umana.

Imprescindibilità dell’essenza.  

Sera di febbraio
Spunta la luna.
Nel viale ancora
giorno, una sera che rapida cala.
Indifferente gioventù s’allaccia;
sbanda a povere mete.
Ed è il pensiero
della morte che, in fine, aiuta a vivere.
Umberto Saba

Errori. Superamento. Nei veri rapporti biunivoci, l’individuazione di errori, la relativa ammissione ed il dolore che ne consegue, auspicano al superamento di essi al fine di non  divenire scusanti per rapporti di sudditanza o per compiacimento ed autogiustificazione ad un abbandono nell’incertezza e nel “vacuum”. Le sabbie mobili non dovrebbero costituire attrazione per nessuno. Il richiamo alla vita è altro. La fiducia come fondamento. Fiducia nel rapporto umano vero. Che si costruisce con fatica. Desiderandone a volte l’allontanamento. Fiducia come piano inclinato su cui insistono elementi che compongono la nostra storia; una storia di sé incrociata  all’altro non una tabula rasa  da cui ripartire ogni volta. Un piano inclinato di profonde iscrizioni a cui aggiungerne nuove. Un piano continuo. Un piano di errori. Un piano di progetti. Un piano di propositi. Un piano di sogni. Un piano di vita. Un piano in divenire. Il piano di totale complessità che desidereremmo fosse condiviso. Da chi  ci è compagno. Da colui che vuole esserci compagno. Da colui che non rinuncia e non si ferma. Da colui che con  me disegna, sbaglia, si corregge, disegna, progetta e progetta.  A partire dal sogno ma senza sostare in esso. Da chi, mano nella mano, riprende il cammino. Perchè lo sente. Perchè impara, migliora e prosegue per costruire. Senza ipocrisie e false modestie. Perchè gli obiettivi si traducano in opere e ad un architetto non siano sufficienti le sole parole. Perchè in esse individui il limite. E forzando proprio quel limite ritrovi la sua dimensione originaria di contemporaneità e di accuratezza di vecchio artigiano. Fuori gara. Dentro la vita. Per Essere e fare. Raffaella Colombo

Energie continue. Mozart: symphonie N.41 K.551 “Jupiter”
 
  
 “…morirò stupido…ma posso dire d’essere vivo…”   “…I dolori, le delusioni e la malinconia non sono fatti per renderci scontenti e toglierci valore e dignità, ma per maturarci…” Hermann Hess Peter Camenzind  
 

foto Veronica Marelli

Se l’uomo, se l’albero camminano divisi.    
     
 
…Si te vas, los árboles del parque
seguirán creciendo, pasará este otoño.
Se unirán dos nuevas soledades,
se dirán mentiras, seguiremos locos.
En el Metro sonreirás dormida camino de clase
y yo como siempre quizás llegué tarde.
Seguiré cerrando bares y recuerdos.
No aprenderé nunca a retirarme a tiempo.
Dormiré en la calle, besaré otros fuegos
La ciudad en tu ausencia seguirá creciendo,
devorando vidas, haciéndolas humo.
Otros cumplirán los planes que trazamos,
que no terminamos, haciéndolos suyos.
Seguirás llorando en algunos cines,
olvidando todo aquello que aprendiste.
Nacerán mil niños y nuevas canciones,
y quizás alguno, quizás, lleve tu nombre.
Nuevos simulacros, nuevas confesiones….

Tantas  cosas – song- Ismael Serrano

 
 Accuratezza Mud Architecture 
 
 “…and I could see the side of it, encompassed with several gradations of galleries and stairs, at certain intervals, to descend from one to the other. In the lowest gallery I beheld some people fishing with long angling rods, and other looking on…” Jonathan Swift 
 
Qualcosa in più di linee…

Non rallenterò il passo, non mi priverò dell’entusiasmo, della gioia e dell’ottimismo. Disegnerò e disegnerò percorsi… Non chiederò di seguirmi, non chiederò se siamo tracciati convergenti o divergenti… Persistenza, serietà, impegno come valori che apprezzo e ricerco… in una complessità etica. Non certo banale innovazione a sostegno del Nulla, contorta falsità, giochi intellettuali in cui sostare.  Raffaella Colombo

Salvaguardia identità locali.  Cartagena 
Capacità costruttiva. Architettura consapevole. Kenia 
Occupare il medesimo spazio con un’altra persona, significa desiderare di occuparlo, sottraendo, ciascuno, peso e volume a se stessi…Solo allora la dimensionalità si annulla ed appare l’essenza dell’unitarietà armonica pur nella molteplicità dei suoni individuali…Solo allora il due significa uno e quell’uno ha un’ampiezza che contiene il Tutto di entrambi. 
Certamente è più facile accontentarsi  e far crollare ponti…  R.C.
  
 E sostenere orme di elefante per orme di giaguaro…
Sotiria Tsakagianni
si vive in avanti…
e quando ormai i ricordi ricoprono i sogni,
e pesano molto più di essi,
e i timori trattengono desideri,
e l’entusiasmo non accompagna l’inatteso
come dono prezioso,
e l’immobilità prevale,
allora… si è vecchi,
e vecchi dentro…RC
 
 
 
 “Della storia dell’architettura mondiale, dalle origini ad oggi, non ne sapete niente, perché vi mancano anche i testi, i libri, la conoscenza e i viaggi: e se anche viaggiate non guardate con occhi proni alla comprensione dei valori per cui volete fare gli architetti : perché anche voi non guardate sub specie architettonica il mondo che vi circonda” Lezioni Carlo Scarpa 1976

 

In alio genere   

 Ho sempre amato la chiarezza e precisione di Scarpa. Soprattutto per la cura del dettaglio e la visione d’insieme a cui tutti gli elementi non si sottraggono. Visibili ed intuibili. Nella continua ricerca di uno spessore culturale. Con lucida determinazione. Con instancabile ricerca. Consapevole dell’effimero mondo della materia, Scarpa  penetra l’essenza travalicando la struttura. La lezione di  Scapra induce a ritrovare in noi le motivazioni del nostro “fare architettura”. Nel caos che costantemente si presenta  occorre ritrovare il sottile filo sotteso. Afferrarlo e riordinare.  “…l’artistico è l’essenza delle cose in sè…” e la geometria traduce il visibile. Comprendere sub specie è individuare l’inizio, l’intermedio ed il finale. E’leggere ad occhi aperti ciò che non appare. Oltre l’ingannevole. Interpretare ma anche Fare. “…bisogna fare…Non si impara mai a fare l’architetto se non si opera…” E’ credere sino in fondo. E’ non voler “abbandonare la strada” che sentiamo nostra. Non per eroismi ma per coscienza d’insieme. Per proprio ordine naturale. E’ non voler abbandonare il fervore di costruire con spessore e qualità. Questo comporta prendere decisioni affinché l’ordine desiderato abbia uno spazio appropriato e l’architetto diventi l’artefice “del fare”. Implica effettuare scelte di taglio. Implica incidere per far affiorare. Implica sottrarsi per sommarsi successivamente. Implica l’attesa come cardine temporale. Implica la pausa come spaziatura pentagrammale da cui affioreranno note determinanti il sonetto. La lezione di Scarpa ci ha indotto a focalizzare “con occhi proni” i valori in cui crediamo. Smuovendo corpo e anima…per esplicitare valori che da tempo costituiscono il nostro genes bank. Pur nelle bufere. Adesso si chiede a Scarpa di rileggere il mondo a lui caro in alio genere. Affinché le scuole di architettura miscelino i preziosi contributi culturali ed in maniera più mirata si indirizzino a “Fare Architettura” al di là di ogni accademismo. Permeabilità, porosità e ventilazione come vera sostenibilità progettuale.

A nessuno interessa osservare il bel cucchiaio appoggiato sul tavolo. Affinché sia utile non è sufficiente una bocca. Non è sufficiente una mano. Entrambe sono necessarie. Ma non è ancora sufficiente esserne consapevoli. Esse devono lavorare assieme…Raffaella Colombo

 

“…uno spazio può essere grandioso anche se piccolissimo…”

 
 L’inseguimento Carlo Carrà 

La nuotatrice Pablo Picasso

 

Luis Barragan El Pedregal de san Angel 

M. La Pena Jardìn Villa Cecilia 

Les Fleurs animèes

Velasquez Le Filatrici

 Walter Hood

 
Georges Braque
“…non è più giardino d’annaffiare…” Ruggeri
 
La curva dei tuoi occhi
La curva dei tuoi occhi intorno al cuore
ruota un moto di danza e di dolcezza,
nimbo del tempo, arca notturna e fida,
e se non so più tutto quello che vissi
è che non sempre i tuoi occhi m’hanno visto.
 
Foglie di luce e spuma di rugiada
canne del vento, risa profumate,
ali che il mondo coprono di luce,
navi che il cielo recano ed il mare,
caccia dei suoni e fonti dei colori,
 
profumi schiusi da cova di aurore
sempre posata su paglia degli astri,
come la luce vive d’innocenza
il mondo vive dei tuoi occhi puri
e va tutto il mio sangue nei tuoi sguardi.

Paul Eluard  Capitale de la Douleur 1926

 Bronzino 
Portami il girasole ch’io lo trapianti
Portami il girasole ch’io lo trapianti
nel mio terreno bruciato dal salino,
e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti
del cielo l’ansietà del suo volto giallino.
 
Tendono alla chiarità le cose oscure,
si esauriscono i corpi in un fluire
di tinte: queste in musiche. Svanire
é dunque la ventura delle venture.
 
Portami tu la pianta che conduce
dove sorgono bionde trasparenze
e vapora la vita quale essenza;
portami il girasole impazzito di luce.

Eugenio Montale Ossi di Seppia   

Bronzino

 

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2 risposte a “Desideri e utopie

  1. Mi piace, bellissimo.

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