Milano

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9 risposte a “Milano

  1. Mentre Milano continua imperterrita a perdere occasioni e si rifiuta di essere una città all’avanguardia, che investe sulle sue università, che punta sul futuro, sulle nuove generazioni; una città pronta a confrontarsi con gli altri paesi europei, pronta a rinnovarsi…. Varese si gode progetti di musei, biblioteche, residenze, centri sportivi, stazioni.
    Tutto a costo zero.
    82 progetti cortesemente donati dall’Accademia di architettura di Mendrisio. Gli autori di questo programma sono proprio gli studenti, provenienti da tutto il mondo, per lo più italiani.
    Perchè è questo il paradosso: meglio fuggire da qui e il prima possibile (amche se questa fuga si dovesse tradurre semplicemente nel superare di una decina di km il confine).
    Ormai siamo abituati alla mancanza di fiducia, di stimoli (il motivo per cui 50 studenti desideravano aderire a questo concorso era proprio quello di vedere qualcosa di davvero stimolante, di confrontarsi e imparare, di esprimere un sogno di città, la nostra).
    La paura è che questa sfiducia tolga anche a noi l’entusiasmo, pregiudicandoci come eterni ultimi in confronto ai nostri colleghi europei.

  2. Al giorno d’oggi si sente spesso parlare dei giovani, alla televisione, alla radio, sui giornali…tutto sembra ruotare intorno a noi che protagonisti della realtà ci sentiamo veramente poco.
    Veniamo descritti come la vera risorsa della società, il nuovo punto da cui partire per attuare quella trasformazione che, si spera, possa portare finalmente a cambiamenti positivi.
    I temi sono ovunque gli stessi: meritocrazia, possibilità di lavoro, idee innovative… punti chiari e ben definiti come se chi ne parlasse avesse realmente a cuore la nostra situazione. Peccato però che tra la presa di coscienza e l’effettiva considerazione (con relativa attuazione) di tutti queste problematiche ci sia una distanza insormontabile. Io non credo che essere giovani sia necessariamente garanzia di nuove idee, creatività e capacità, bisogna svincolarsi dal luogo comune dei ventenni entusiasti, dinamici e portatori di inevitabili miglioramenti; passiamo infatti la maggior parte del nostro tempo a lamentarci di quello che non va, di ciò che non tiene conto delle nostre esigenze come se fosse scontato che la nostra posizione debba per forza rimanere passiva e da “spettatore”, e diventare attiva solo in ciò che ci fa comodo e che ci riguarda più da vicino, nella quotidianità, nell’immediato ma non, purtroppo, in un futuro più lontano.
    Il nostro intento non era quello di utilizzare la nostra condizione di giovani come licenza automatica per la partecipazione ad un concorso ma piuttosto come dimostrazione di ciò che siamo realmente, nelle nostre differenze, nei nostri difetti e nelle nostre qualità. Se il presupposto per poter accedere a questi concorsi è quello dell’esperienza, dei “curricula”, è inevitabile che la scelta cada su persone con il doppio dei nostri anni. La domanda ora sorge dunque spontanea: come possiamo farci un’esperienza e dunque maturare, crescere ed imparare se non ci viene data occasione per farlo?

    L’università, come tutti ben sappiamo, non basta, ci limita e a volte ci impone regole troppo rigide; questa sarebbe stata un’opportunità per avere finalmente “carta bianca” (nei limiti del possibile ovviamente), per confrontarsi con un tema che interessa tutti quanti noi, ma soprattutto per collaborare con persone che credono nel cambiamento e che di certo non si fermeranno al primo ostacolo!

  3. Grazie a lei Prof.ssa Raffaella per l’occasione che, anche se mancata, ci ha permesso comunque di metterci in gioco. Pur delusi, si spera in altre occasioni dove potremmo far vedere quello che sappiamo fare. La cosa assurda è che, a quanto pare dovremmo andarle a cercare fuori dall’Italia; perché non si vuol credere nei giovani, nella loro professionalità, nelle loro idee e nel loro talento.

  4. Un vero peccato ragazzi, sarebbe stato interessante pertecipare e confrontarsi con studi professionali… Ma non dobbiamo perderci d’animo, la via è quella giusta bisogna provare provare e ancora provare.
    Qui lancio una provocazione, l’80% dei laboratori sta facendo come tema bovisa o farini, ma non vi siete stancati? ma non sarebbe invece interessante avere come tema di laboratorio dei concorsi per edifici pubblici, magari non di grandi dimesioni, dove possiamo confrontarci direttamente con la realtà e la complessità di una costruzione.
    L’università finalmente sarebbe collegata con il mondo del lavoro, i progetti sarebbero tutti realistici e non basati su utopie fallimentari che ci vengono inculcate da alcuni proff; e pensate in caso di vincita del concorso quali occasioni si potrebbero aprire per gli studenti e per l università.
    Cosa ne pensate? non sarebbe una facoltà di architettura più competitiva?non saremmo NOI più competitivi?

    • Accolgo la tua provocazione e la modifico un pò..
      Aver come tema bovisa o farini, per noi che ci viviamo tutto il giorno (soprattutto per la prima) è interessante.. Perchè piuttosto di fare progetti su progetti a ufo non cercare un bando che riguardi queste due zone e lavorarci sopra o addirittura..
      (provoco io ora) indirre noi un bando e poi portare i risultati in comune?!?!

      Concordo appieno anche alla tua proposta di usare bandi esistenti come tema dei laboratori..
      saremmo stimolati perchè ci confronteremmo con architetti che i bandi li fanno per lavoro..

  5. Una città che si professa credente nel futuro e pronta a rinnovarsi rinuncia all’utilizzo di una carta fondamentale. L’amarezza mi porta a scrivere che almeno si poteva dare la possibilità agli studenti di architettura “milanesi” di esprimere una propria idea di progetto. Si, si poteva!Mettere in campo conoscenze, magari embrionali, ma potenzialmente migliori. Continuo a studiare, a progettare, a creare, a sognare di avere presto questa possibilità!…

  6. Supervisori un’altra volta ciechi e sordi. Noi costretti a essere muti.
    Un’altra occasione perduta per un dialogo con la forza di 50+1 cervelli entusiasti aspiranti architetti, aspiranti cittadini di una nuova città CONTEMPORANEIZZABILE, da vivere CON, e non CONTRO…

  7. E’ vero. Non ci avranno selezionato per questo concorso. Non è la prima volta. Non sarà nemmeno l’ultima. Noi non dobbiamo, anzi non possiamo arrenderci.
    Prima o poi si accorgeranno della nostra presenza e sarà allora che faranno i conti anche con noi.

  8. Un’altra porta chiusa in faccia, non è la prima e non sarà l’ultima finché resteremo “giovani” e con scarsa esperienza…eppure speravo che almeno avere le “spalle coperte” dall’Università di Milano potesse aiutare o almeno potesse contasse qualcosa… se poi aggiungiamo la guida di un’insegnante con esperienza consolidata nel campo in cui intendevamo avvicinarci, una piccola illusione me l’ero concessa!
    Invece questa gruppo di benpensanti che si riempiono la bocca di belle parole e buoni propositi (“i giovani di qua…i giovani di là…il futuro sono loro..”) hanno dimostrato ancora una volta quanto tengono a noi: niente!
    Eppure bastava così poco…partecipare era la nostra parola d’ordine…non assolutamente vincere e chissà che altro.
    Gli 8 gruppi selezionati saranno pure gruppi famosi con all’interno il fior fiore degli architetti con un mare esperienze sulle spalle.. ma forse non sanno fino in fondo come la pensano i milanesi, forse gli sfugge quella sfumatura che noi “milanesi” riusciamo a leggere, forse non possono leggere un progetto come solo noi GIOVANI possiamo fare.. perché loro non vivranno mai il loro progetto, tranne forse all’inaugurazione…ma poi dove saranno loro quando la gente entrerà nel progetto, vivrà il progetto, cambierà il progetto…

    Grazie prof per l’opportunità dataci.. sempre a disposizione per un futuro progetto!

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